Si chiama “dispersione scolastica implicita” e riguarda i ragazzi e le ragazze della scuola media. In Italia il fenomeno interessa il 12,3% degli studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado, considerati dall’Istat a rischio dispersione sulla base dei risultati Invalsi: giovanissimi che ripetono gli anni di studio, vedono accentuarsi nel tempo le proprie lacune scolastiche e per i quali è molto difficile riuscire a proseguire con successo il percorso formativo dopo l’obbligo fino ai 16 anni.
È a loro che si rivolge la Scuola della Seconda Opportunità Sicomoro I-Care di Fondazione Sicomoro per l’Istruzione ETS, impegnata da oltre vent’anni a Milano nel contrasto alla dispersione scolastica in collaborazione con il Comune e l’Ufficio Scolastico Territoriale. La Scuola accompagna ragazze e ragazzi tra i 13 e i 16 anni con pregresse storie di insuccesso scolastico a causa di condizioni di povertà educativa o contesti familiari fragili a conseguire il diploma secondario di primo grado, a proseguire gli studi e ritrovare fiducia in sé stessi.
Fra coloro che frequentano la Scuola della Seconda Opportunità Sicomoro I-Care emerge una maggiore fiducia nelle proprie capacità, più ottimismo verso il futuro e una rinnovata motivazione allo studio. Questo e altri risultati sono riportati nel rapporto “Scuola Popolare e Seconda Opportunità. Opinioni e traiettorie degli ex studenti” realizzato dal Social Inclusion Lab – Centro DONDENA dell’Università Bocconi per Fondazione Sicomoro. L’indagine, effettuata nella primavera del 2025, ha indagato le percezioni sull’utilità e sugli esiti scolastici e lavorativi di un campione di 44 degli oltre 500 ex studentesse ed ex studenti della Scuola che hanno partecipato al progetto sin dalla sua creazione nel 2001.
Ispirata all’esperienza della Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani riassunta nel motto “Imparare è cosa mia”, la Scuola della Seconda Opportunità Sicomoro I-Care si caratterizza per il modello educativo e scolastico proposto, che prevede classi piccole e la presenza costante in aula di uno o più educatori che affiancano i docenti delle singole materie. Gli alunni usano un quaderno didattico, che sostituisce i libri di testo tradizionali ed è realizzato nel corso dell’anno da ciascuno studente perché prenda consapevolezza del lavoro che sta svolgendo. La didattica è collaborativa, costruita da docenti ed educatori intorno a parole chiave che fungono da collegamento tra gli argomenti delle diverse materie. Grande importanza è attribuita alle esperienze extrascolastiche, finalizzate a sviluppare competenze trasversali quali cooperazione, socializzazione e problem solving, e all’orientamento in uscita.
A emergere dal report realizzato dal Social Inclusion Lab – Centro DONDENA dell’Università Bocconi è soprattutto il cambiamento significativo nelle percezioni degli studenti rispetto allo studio e al proprio futuro. Prima di entrare nel programma, l’86% degli intervistati dichiarava di apprezzare poco o per nulla lo studio. Durante l’esperienza nella Scuola della Seconda Opportunità questa quota si riduce sensibilmente al 47%, mentre cresce la percentuale di chi afferma di apprezzarlo almeno in parte o molto. Anche la fiducia nelle proprie possibilità di ottenere il diploma di scuola superiore mostra un netto miglioramento: prima dell’ingresso nel programma il 67% degli studenti dichiarava di avere poca o nessuna fiducia nel riuscire a conseguirlo, mentre durante il percorso il 59% ritiene invece molto o abbastanza possibile completare gli studi. Analogamente, aumenta la fiducia nella possibilità di raggiungere i propri obiettivi di vita: la percentuale di chi ritiene probabile realizzarli passa dal 29% complessivo al 79%. Un’evoluzione si riflette anche nelle scelte scolastiche: prima dell’esperienza con Fondazione Sicomoro solo il 44% degli studenti era intenzionato a proseguire gli studi dopo la scuola media; durante il programma la quota sale al 74%, segnalando un rafforzamento delle prospettive future.
Tra i punti di forza del modello Sicomoro più citati dagli ex studenti ci sono il metodo di insegnamento, l’approccio degli educatori e il clima educativo costruito durante l’esperienza. Gli aspetti ritenuti più utili riguardano in particolare la crescita personale, indicata dal 62% dei partecipanti, insieme al supporto nello studio, all’orientamento per la scelta della scuola superiore e alle relazioni sociali sviluppate durante il percorso.
I dati raccolti mostrano, inoltre, esiti scolastici complessivamente positivi dopo il percorso. Tra i partecipanti al sondaggio, 37 su 44 hanno concluso il programma e 35 hanno ottenuto la licenza media. La grande maggioranza degli ex studenti (35 su 44) si è poi iscritta a una scuola superiore, in prevalenza istituti professionali e tecnici. Anche nel percorso scolastico successivo si registra una riduzione delle bocciature rispetto al periodo precedente la frequenza presso la Scuola della Seconda Opportunità: l’81% degli studenti non ha ripetuto anni dopo la partecipazione al programma, mentre il 16% ha ripetuto un anno e solo il 3% più di uno.
Il report rileva, infine, anche alcune difficoltà percepite, ad esempio nei momenti di transizione, sia in ingresso che in uscita dal programma, un senso di estraneità sociale in alcuni contesti e incertezze sul futuro lavorativo.
“Il rapporto ci restituisce una fotografia preziosa della percezione che i nostri studenti e le nostre studentesse hanno della Scuola della Seconda Opportunità, anche a distanza di anni dalla partecipazione – commenta la Segretaria Generale di Fondazione Sicomoro, Simona D’Alò –. La riduzione delle ripetenze, la prosecuzione degli studi, il rafforzamento della fiducia e la costruzione di relazioni educative solide rappresentano segnali concreti di successo, che validano il modello scolastico ed educativo proposto. Il quadro che emerge è coerente con l’impegno di Fondazione Sicomoro nel contrasto alla dispersione scolastica e nel sostegno della crescita personale e sociale dei ragazzi e ci fornisce informazioni utili per comprendere quali sono i bisogni degli studenti e orientare meglio le aree su cui consolidare l’azione educativa per il futuro”.
“Questo rapporto rappresenta un esempio concreto della dialettica costruttiva che il Social Inclusion Lab porta avanti con le istituzioni del territorio – sottolinea Alessandra Casarico, Professoressa Associata di Scienze delle Finanze dell’Università Bocconi –. La collaborazione con la Fondazione Sicomoro conferma il valore di un confronto continuo su temi cruciali in chiave nazionale e locale”.
“Le disuguaglianze educative – il cui studio è nelle corde del nostro laboratorio – costituiscono un ambito di impegno prioritario e condiviso con Fondazione Sicomoro – evidenzia Ilaria Malisan, Ricercatrice presso il Social Inclusion Lab – Centro Dondena dell’Università Bocconi –. A partire dalla raccolta di nuovi dati, abbiamo impostato un lavoro di valutazione di questa iniziativa che vorremmo portare avanti anche negli anni futuri”.